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20 ANNI DI ATTIVITA'
O.A.S.G. Osservatorio Astronomico San Giuseppe
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Page Editor: Lorenzo Corti
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Vent'anni!
2010: venti anni sono passati da quando l'Osservatorio Astronomico San Giuseppe è stato inaugurato e aperto al pubblico, e quante cose sono successe in questo lasso di tempo! Quest'anno cercheremo di ricordare e festeggiare questi vent'anni di attività, fondamentalmente didattica e divulgativa, ma intanto ricordiamo come e perché è nato l'Osservatorio.
Tutto cominciò dall'interesse e dall'entusiasmo di Don Mario che, invitato a guardare la luna attraverso il telescopio di Antonio Zanardi, che ha qui a Montespertoli una seconda casa ed è un grande appassionato di astronomia, ebbe come una folgorazione, uno shock: si poteva vedere la "grandezza" di Dio attraverso il telescopio! Le cose che si potevano ammirare erano così impressionanti, strabilianti, grandiose, che da sole ci parlavano di Dio. L'entusiasmo durò diversi mesi e caratterizzò i discorsi, le omelie, le conversazioni di Don Mario. Nel gennaio del 1988 i parrocchiani regalarono a Don Mario, in occasione del suo compleanno, un piccolo telescopio, un catadiottrico 114 mm e 1000 mm di focale.
Intanto Don Mario aveva anche scoperto che io ero un appassionato di astronomia fin dall'adolescenza, e mi aveva incaricato di gestire questo piccolo strumento, conservato ora nella Baita San Giuseppe. Per risolvere i problemi di stabilità del cavalletto mi ero fatto costruire da Stefano un basamento in ferro che come colonna portante aveva un bombolone di ossigeno. Pur tra mille difficoltà, incertezze ed inesperienze il sabato sera con la buona stagione si facevano osservazioni dal giardino che circonda la Baita, e il gruppo di osservatori cresceva di volta in volta, così come l'entusiasmo. Fintantoché un giorno Don Mario cominciò a dire che sarebbe stato bello fare un Osservatorio con tanto di cupola e postazione fissa. Di lì a poco dette incarico a me e a Stefano di studiare la fattibilità della cosa: Stefano si occupò della struttura ed io della strumentazione. Andammo a chiedere consigli anche ad Arcetri, dal professor Ranfagni, in una stupenda mattinata di sole, Don Mario, Luigi ed io. Che grande emozione fu per me visitare un così famoso Osservatorio, con la sua cupola di 6 metri, il celebre rifrattore Amici, la torre solare, la biblioteca e tutte le varie strutture!
Alla fine Stefano realizzò il suo progetto, semplicemente straordinario per la sua completezza, semplicità ed economicità. Sfruttando la baita esistente venne inserito un piano rialzato, con l'alloggiamento per il telescopio e chiuso da una cupola girevole e apribile in vetroresina; per salire un montacarichi a sbalzo: è ancora tutto così e ben funzionante. Restava solo l'acquisto di un buon strumento. Dopo ricerche e svariati contatti propendemmo per un telescopio riflettore, uno Smith-Cassegrain da 25 cm., con focale 2500 mm. e montatura a forcella, con gli oculari e tutti gli accessori necessari: uno strumento della California che veniva allora importato da un'unica ditta di Milano. Anche quella giornata, quando andammo a Milano a ritirare il telescopio e tutta la sua attrezzatura, non la dimenticherò tanto facilmente. Oltre a me, Don Mario e Luigi questa volta c'era anche Giorgio: erano i primi di luglio, e il caldo e l'afa di Milano di quel giorno sono rimasti indimenticati e indimenticabili. Infine, il 27 luglio, ci fu l'inaugurazione ufficiale, con la presenza delle autorità e di tanta gente:, nella cena all'aperto che seguì eravamo in più di trecento.
  
1990, La baita senza la cupola.
1990, Primi lavori alla costruzione della cupola!
1990, Step by step...
1990, Ormai ci siamo!!
Continuiamo il racconto dei primi anni dell’Osservatorio arrivando ad un giorno del 1994, quando si presentò un ragazzino di 14 anni con tanta passione per l’astronomia e tanta voglia di fare senza timori e incertezze. Veniva da Turbone, una frazione di Montelupo, dopo che il nonno gli aveva detto: “Ma se ti piace così tanto guardare il cielo, o perché tu’un vai da i’ prete di Pulica che c’ha un osservatorio?” E Lorenzo non se lo era fatto dire due volte, inforcato il motorino era venuto su da noi. Quel giorno stavo preparando per l’eclissi di Luna che avremmo visto quella notte e trovandomi di fronte tanta buona volontà ringraziai il cielo, dentro di me. Da quel giorno è diventato una colonna portante dell’Osservatorio, non mancando mai e imparando tutto con grande prontezza ed intelligenza. Dopo qualche mese si presentò Andrea, appassionato e già espertissimo, tra l’altro possessore di una grande strumentazione, di molto superiore a quella dell’Osservatorio, dicendomi che abitava alla Rufina ma che l’anno seguente si sarebbe sposato e tornato di casa all’Anselmo, praticamente ad un tiro di sasso da San Donato. Anche lui cercai di accoglierlo meglio che potevo, un vero esperto che avrebbe potuto darmi una bella mano in tutta l’attività che tra gruppi, scuole, associazioni e privati stava letteralmente esplodendo.
Andrea si ripresentò, finalmente sistemato, dopo un anno e mezzo, ma nel frattempo avevo conosciuto anche Dario, anche lui giovanissimo, che con il padre, era venuto una sera all’Osservatorio, per chiedere consiglio sull’acquisto di un telescopio. Era poi tornato un’altra volta e poi mai più, per ben cinque anni. Alla fine delle scuole superiori mi scrisse una bellissima mail nella quale mi chiedeva consigli per l’iscrizione alla facoltà di Astronomia a Bologna. Quando lo rividi era ormai un uomo, quella sera lo feci incontrare con Emanuele, che già lavorava alla NASA, Lorenzo e Andrea, che facevano ormai parte dello Staff dell’Osservatorio. Da allora anche lui si è perfettamente integrato nel gruppo, dando un notevolissimo impulso a tutte le attività.
Nel 2003, sentii parlare del Planetario mobile e scoprii che a Brescia tenevano un corso gratuito per operatori di Planetario. Fu come un colpo di fulmine per me, una di quelle intuizioni che danno una svolta. Ne parlai a Don Mario che mi incoraggiò a fare il corso e ad informarmi sui prezzi dei Planetari, dovevamo averne uno anche noi. Non senza difficoltà e sacrificio riuscimmo a fare il corso a Brescia in tre: Lorenzo, Dario ed io. Imparammo i rudimenti, ma i prezzi di quegli strumenti, che venivano dagli Stati Uniti, erano talmente alti da non essere minimamente accessibili e ritornammo alla base, contenti per quanto appreso, ma sconfortati per il prezzo e sicuri che non avremmo mai potuto acquistarlo. Eppure, solo due mesi dopo, in modo fortuito, incontrammo una persona che qualcuno ci disse essere un artigiano che costruiva Planetari. Non solo i suoi prezzi erano affrontabili, ma gli strumenti nettamente migliori. Con Michele, l’artigiano, siamo ormai diventati amici, ci sentiamo e ci siamo aiutati, reciprocamente, in più di un occasione, il pagamento frazionato e lunghissimo che ci ha concesso ci ha permesso di realizzare il nostro sogno. Così abbiamo dato inizio ad un’altra attività che ci impegna ancora di più, ma che ci riempie di entusiasmo e che ci ha fatto conoscere tante altre persone che oggi sono amici o collaboratori dell’Osservatorio (Stefano, letizia ecc.) e con i quali abbiamo creato l’Associazione che di fatto gestisce ormai tutte le attività.
Claudio